LIBRI DI NOSTRI AMICI

                                                   
SUSSURRI DI EMOZIONI
(di Lino D’Amico)


Una grande umanità, espressa in versi, ci racconta di uno spaccato di vita largamente osservata in ogni minuscolo dettaglio, oserei dire quasi proiettata cinematograficamente.
L’Autore si attiene alle emozioni talvolta taglienti, talvolta gentili o anche crude e disilluse.
Le parole usate da Lino D’Amico, per questa ennesima silloge, si nutrono di verità e di autentica passione per ciò che colpisce il Suo vedere il mondo che lo circonda.
Tra queste pagine compare anche il coraggio, ovvero la forza di esporre più o meno timidamente le sensazioni che dalla psiche giungono alla penna.
Ogni poeta vive nei propri versi una sorta di delirio e da questo nasce il titolo, quanto mai evocativo, di ‘’ Sussurri di emozioni’’: quei labili bisbigli che tolgono il sonno o che fanno gioire attraverso processi emotivi.
Quello che emerge tra le righe è l’umiltà di dichiararsi fragile ed è ciò che rende grande l’uomo e soprattutto il poeta.
Un’elegante veste editoriale particolarmente curata completa l’opera e le pagine scorrono veloci tra famosi aforismi e delicate poesie.
E il cuore canta, e quanto canta il cuore l’anima gioisce.
Mi complimento con l’amico Lino per ogni parola che ha voluto dedicare all’arte e alla vita, perché è proprio la vita che parla al lettore attraverso questi ‘’sussurri di emozioni’ ed è proprio alla vita che ognuno di noi, alfine dovrà rendere conto.

Fulvia Marconi





PAROLE... poesia... forse
(Lino D'Amico)
Un pensiero di Nazario Pardini
Da: ''Alla volta di Leucade''

Poesia spontanea, che, avvolta da un alone di semplicità e da intenti di urgente comunicazione, si distende su uno spartito di plurima significanza, di forte allusione alla caducità della vita. Non mancano guizzi di metaforicità a fare da scavo ai quesiti del nostro esistere, a volgere sguardi verso panorami privi di silenzi sciapi.
Ed è così che i sogni, le allusioni, le delusioni, le rievocazioni, il patema del ''tempus fugit'' e il senso del mistero che ci avvolge si sciolgono in inquietudini esistenziali di generoso impatto emotivo.
Di un impatto in cui i palpiti di un alitar di brezza, la notte, i diafani petali di luna, il brivido dell'autunno, e il ricordo dell'ultimo sole d'estate si traducono in visive concretizzazioni di sapidità umana. In un malinconico silenzio che, scorrendo nel sottofondo delle poesie, coniuga speranze smarrite a melodie che hanno sfumature d'infinito. E anche se, nel correre delle stagioni riaffiorano sogni ed emozioni di antiche primavere, ''il giorno evapora nel nulla/.../ oltre il sussurro di un volo di ricordi''.
Torre del Lago Puccini
                             
                                                                               





SILLABE DI SILENZI
(Lino D'Amico)


Linguaggio aperto, snello ed originale. Poesia priva di norme ritmiche necessitanti, ma, di contro, ricca di tutte le caratteristiche della suggestività musicale e della creatività fantastica; elementi, questi, da non trascurare e da non sistemare, sicuramente, in secondo piano.
Intensità e profondità di pensiero nei dodici preziosi versi che riescono a mettere a fuoco la carica logistica di un'espressione intrisa di volontà e sensibilità assolutamente singolari.
Poeta, l'amico Lino D'Amico, che sa cantare alla vita del pensiero dinamico e produttivo, costruttivo e positivo; poeta dell'interiorità e della forza dell'anima, di quell'anima che difficilmente si arrende alle intemperie esistenziali.
Lirica, ''Sillabe di silenzi'', di elevato contenuto spirituale che invita il lettore/fruitore a ritemprarsi nella fresca sonorità poetico/narrativa.
Lino D'Amico, che ho il piacere e l'onore di conoscere nella sua psiche, è quella ''Voce'' che riesce a cantare con la melodia dell'anima.
Ad meliora et maiora semper
(Commento critico alla poesia ''Sillabe di silenzi)

Francesco Mulè


                             





''L'AMORE E' POESIA'' di GIANNI VAVASSORI

L'Amore è poesia (OTMA Edizioni)

Gianni Vavassori mi ha fatto un grande regalo, mi ha chiesto di presentare il suo terzo libro.
Un atto di fiducia, dato che avevo presentato gli altri due anni fa.
Il poeta appartiene alla schiera dei nuovi eroi. Ogni epoca ha avuto i suoi divi, i suoi eroi, reali o immaginari. E ogni eroe rappresenta l'epoca in cui nasce. Adesso nella nostra società, l'eroe non deve fare un gesto o un sacrificio, ma deve rappresentare un eroismo pacifico che nasce dalla vita e non dalla morte.
Gianni Vavassori nelle sue poesie racchiude questo eroismo, rappresentando donne che incarnano questo ideale, che rappresentano la continuità, che sono in grado di dare la vita e garantire la rinascita. Parla di persone comuni, che vivono onestamente in un mondo sempre più difficile. Persone che si definiscono agli altri senza riserve. Persone che sorridono al mondo e cercano di migliorarlo. I poeti sono i grandi eroi di oggi. Spesso sono soli contro tutti, custodi dei nostri sentimenti, amori, nostalgie, ricordi, ricerche.
L'uomo è fatto di nostalgia, non si basta da solo, ha fame di qualcosa d'altro, è un abisso che cerca sempre qualcosa. Si sente nella poesia di Vavassori la comunione dell'uomo con l'universo (Arnaldo) il tutt'uno che ci fa ritrovare tutte le persone nella natura, nei fiori, nel vento, nel cielo e che ci da la certezza della nostra continuità e appartenenza.
Vavassori riesce a trasmettere questo legame tra noi e l'immenso e a commuoverci con ritratti di persone che ci sono e che ci sono state vicine e sempre saranno con noi.
L'amore che troviamo nei suoi versi è dipinto in immagini di vita, la corsa, il mare, le montagne, un passero raccolto, il legame con i suoi cani, un povero gatto. E versi come ''La neve della vita''.
''L'intelligenza spaziava altrove'' - ''I silenzi svaniscono nel silenzio''.
Mettono a fuoco la realtà con le parole. La realtà che ci colpisce e chiede una parola diversa. Vavassori lega, con le parole unisce con i pensieri persone  e amici con uno sguardo che vede le cose e ne percepisce l'essenza. Le poesie di Vavassori fanno riaffiorare in noi sentimenti profondi, immagini che pensavamo dimenticate e fanno riaffiorare la dolcezza dei ricordi, delle persone, dei paesaggi, degli amici animali chi ci hanno accompagnato nel cammino della vita.
(Iginia Busisi Scaglia)
                           



SFUMATURE DI SANTO CONSOLI


SFUMATURE - EDIZIONE ''PELORO 2000 '' - MESSINA

SFUMATURE di Santo ConsoliDavvero una poesia familiare, nei diversi, possibili significati del termine, quella che Santo Consoli ci offre in questa sua raccolta. Una poesia improntata ad una limpida e schietta semplicità di stile e contenuti, nei quali si può individuare l'intrecciarsi di due filoni tematici principali, l'autobiografismo e l'attaccamento ai valori della vita. Ed ecco che emerge una visione positiva, attiva, della poesia, una poesia che può essere un dialogo ma soprattutto ascolto e relazione con la vita, perché con i suoi versi, il poeta esprime una forza morale, un impegno che parte da lontano e che si riflette nell'oggi. Sono presenti, in questo libro, quelli che sono i bisogni essenziali degli esseri umani, temi ricorrenti della grande poesia: la famiglia, gli affetti, l'amore, i legami, ma anche il dolore, la solitudine, ma sempre affrontati nel segno di una condivisione di valori. La poesia può essere una condizione drammatica e privilegiata al tempo stesso, che conferisce nuove ali al pensiero. A queste ali, con sensibilità ed intelligenza, Santo Consoli si affida per volare a ritroso nella propria vita, ritrovando antiche emozioni ed antiche speranze. I suoi versi sono un sussurro lieve, sovente trafitto dall'insensato gioco delle insidie umane, da cui si evince il conflitto interiore dell'Io dissacrante nei confronti di una società a volte sorda ai richiami del cuore. La fragilità onirica assurge ben definita in queste liriche tracciate con immagini chiare e limpide che ripercorrono gli stadi della meditazione, profusi da delicato rimpianto, ma illuminati da spaccati di memoria. In questa raccolta poetica un flashback di emozioni, un linguaggio spontaneo e privo di retorica, arricchito da un continuo fermento evolutivo, da cui traspare la favola mai estinta dell'amore, mentre i ricordi, ricchi di pathos, divengono acquerelli che una delicata vena di malinconia rende poesia. Sono frammenti di un'anima sensibile mai paga d'amore, che concede corpo alla speranza, diradando l'angoscia esistenziale piaga dei nostri tempi. 
(Antonio Caristi)

CONTROCANTO - DI ANGELA AMBROSINI


CONTROCANTO

Angela Ambrosini - Edizioni Edimond, Città di Castello, 2012
Prefazione di Alessandro Quasimodo
In copertina: acquerello di Liliana Ambrosini, madre dell'Autrice

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenit della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi................
MARIO LUZI


CONTROCANTO - di Angela Ambrosini"A noi, che non abbiamo / altra felicità che di parole." Questi versi di Camillo Sbarbaro, scelti da Angela Ambrosini come epigrafe della propria raccolta, non potevano essere migliore chiave di lettura per il suo volume. Dirò di più, diventano il filo conduttore di un vero e proprio straordinario racconto in versi. Io che da sempre, direi da quando a cinque anni ho imparato a leggere in un ambiente familiare in cui la poesia era "cibo quotidiano", abituato a essere estremamente selettivo e critico nello scegliere le mie letture, devo ammettere che assai di rado mi sono trovato tra le mani una silloge poetica che mi abbia, fin dalla prima pagina, comunicato senso di appagamento e piacere. La sorpresa è arrivata con Controcanto. E dire che di raccolte me ne sono passate per le mani e davanti agli occhi, potrei dire a migliaia, visto il ruolo che ricopro da tempo di presidente o giurato di importanti premi letterari. 
La poesia, dice mio padre in una lettera del 1929 a Salvatore Pugliatti, "non è verbo di tutti i giorni", raccontando come i testi che invia all'amico siano quanto rimane di una severa selezione operata negli anni ("ho mutilato e bruciato"). Quasimodo desidera da Pugliatti un verdetto: condanna o assoluzione perché, aggiunge, se continuasse a fare da solo la cernita, "addio povere cose mie...".
Sono sicuro che Angela Ambrosini, prima di raccogliere in volume le sue poesie, abbia proceduto con un metodo analogo a quello del Premio Nobel. Processo crudele, che ha però portato a un risultato di rara compiutezza e incisività, unite a una profonda sensibilità che tocca le nostre corde più intime.
Mi è capitato, a volte, che nel leggere e valutare poesie, edite e inedite, mi sia venuto da pensare: "Peccato, se i versi si fermassero qui…sarebbero perfetti. Invece, ecco la caduta nell'ovvio e nel banale, nel già detto". Mio padre, per esempio, non sarebbe arrivato alla rarefatta perfezione di Ed è subito sera se non avesse avuto l'intuizione autocritica di tagliare l'originaria stesura, alla quale aveva dato il titolo di Solitudini. 
Spesso provo un autentico sgomento nel dover valutare pensierini da scuola elementare, allineati per benino al centro pagina e con tanto di giusti margini. Ma come si può tanto ingenuamente pensare di far poesia andando a capo, senza avere la benché minima infarinatura per quel che riguarda la metrica?
Il libro di Angela Ambrosini è, anche da questo punto di vista, esemplare, oltre che per un suo stile personale, scevro da compiacimenti superficiali o, ancor peggio, da trabocchetti di facile sentimentalismo. La sua poesia ha fatto tesoro di approfondite letture di molti autori, contemporanei e non, italiani e stranieri. Cito soltanto alcuni dei "maestri" autori dei versi che ricorrono nel volume a mo' di epigrafe: si chiamano Luzi, Penna, Cardarelli, Jiménez, Eliot, Quasimodo, Yeats, Spaziani, Saba, Shakespeare, Ungaretti e molti altri. Tutti, per l'autrice, sono riferimenti alti, qualcosa di loro aleggia nella sua poesia, ma solo come atmosfera, voluta citazione o, per l'appunto, "controcanto". Maestri, dunque, e allo stesso tempo compagni di strada.
La ricerca della parola, come si può intuire dai già citati versi di Sbarbaro, è la priorità assoluta della poetessa: una parola che è felicità e appagamento, una volta trovata e fatta propria. Ma anche tormento di ricerca e ansia sino a che non affiori quella che sente essere giusta, insostituibile, esatta. Devo tornare a mio padre e ricordare quel suo verso: "Tu ridi che per sillabe mi scarno". 
Io credo che il verbo "scarnificarsi" appartenga anche al mondo poetico di Angela Ambrosini, che si prefigge di arrivare al cuore, o forse all'osso delle cose, per restituirle a noi attraverso un libro raro e inconsueto in un'epoca che tiene molto più conto delle apparenze, piuttosto che della sostanza, unico alimento del nostro spirito. A mio parere, la poetessa, che sicuramente merita uno spazio non esiguo tra le voci femminili del nostro tempo, ha raggiunto una propria cifra espressiva personale, che mi piace definire, montalianamente, "scabra ed essenziale", mai algida e distaccata.
Qualche riflessione sulle tematiche in lei più ricorrenti: il tempo, la notte, la natura, gli elementi, i colori. Su una di queste mi voglio soffermare in particolare, che è in qualche modo anche la parola che, più di frequente, incontriamo nella poesia di Angela Ambrosini, che giustamente, intitola la prima sezione di Controcanto, Lievito al tempo.
Il tempo è per la nostra autrice, sintetizzabile non solo nei giorni che trascorrono rapidi, nel rimando al sempre presente tempus fugit, ma soprattutto nell'eterna immobilità di esso, tempus manet quindi, nel suo ripresentarsi spesso, in situazioni già vissute. Ricerca proustiana, ma non del tempo perduto, bensì di quello che da sempre è rimasto immutato dentro di noi. Un riandare a ritroso, quasi un voler far scorrere le lancette dell'orologio in senso antiorario, sino a fermarle su una ritrovata età dell'oro: "quando soffio d'infanzie arruffate /al ricordo più forte s'appiglia... Cito qui di seguito alcune immagini folgoranti del libro: 
"....il pendolo insonne / che di prostrata vita scandisce / i cuori , pungerà adagio / le palpebre al tempo / che definitiva coltre prepara."
" E assopiva la notte / dondolando sull'enigma / del tempo.."
"...e traboccherà dal corrugato fardello / del tempo la tua promessa,/ Signore."
"Rimbomba il tempo da stanza a stanza,/ da quadro a quadro e scrigno s'apre / al dolore e resa accorata è / il foglio stinto di grafie amate, / ciò che resta del nostro passaggio, / del nostro fare."
"...ti cerco, altra / me stessa, perduta / crisalide d'aria e di sogno"
"...il mare che assorta scia / d'infanzia lento accoglie."
"Non voglio sapere del suadente / dissolversi del tempo / se è il tempo a sospingermi / ancora oltre i solchi del tempo."

E potrei continuare, ma una lettura frammentaria non rende giustizia a questa raccolta, che va letta nella sua compatta integrità, seguendo l'ordine voluto dall'autrice. Sono convinto infatti che, come un romanzo non possa essere scorso casualmente, saltando qua e là o andando a scoprire il finale sovvertendo il plot narrativo, lo stesso valga per una libro di versi.
Per la Ambrosini esiste anche un "valore aggiunto", che conferma la maturità creativa raggiunta. Ha pubblicato infatti anche un piccolo libro di racconti che trattano la problematica del disagio psichico e della follia, "tema che a quanto pare mi è molto congeniale", confessa l'autrice. Il suo Storie dall'ombra è un'ulteriore conferma della qualità letteraria di Angela Ambrosini, che con stile sobrio e lucidità mai impietosa, ma umanamente partecipe, racconta vari casi di patologie psichiche. "Derealizzazione" definisce la sua sindrome, la protagonista Ermione-Erminia del racconto Vite parallele. Cioè l'incapacità di percepire il reale nelle giuste coordinate. 
Non a caso, ho voluto ampliare il mio discorso sull'autrice, gettando anche uno sguardo alla sua produzione in prosa, perché ritengo che, almeno per quanto riguarda l'artista umbra, il legame sia strettissimo, come lei stessa ha tenuto a confermare parlandomi (sono parole sue) "della strana consanguineità esistente fra struttura del racconto breve e poesia". 
Scelgo di concludere riportando ancora alcuni suoi versi che in me hanno lasciato una non effimera eco. 

“Estraneo ci appare il passato, se il luogo 
che cambia ne cambia i colori 
e nuovi profumi consegna 
all'olfatto del cuore, ma 
adesso che a fiotti risale l'odore 
di terra dal nastro degli orti. 
di lucciole un rogo mi saetta al ricordo 
e volti, sorrisi, estati d'intorno 
a mezz'aria a cingere gli anni.” 

ALESSANDRO QUASIMODO 



IL TUO RIFLESSO SANTO CONSOLI


IL TUO RIFLESSO Santo Consoli IL TUO RIFLESSO - DI SANTO CONSOLI

I versi della raccolta di Santo Consoli ad una prima lettura sembrano assumere un carattere prettamente diaristico, in quanto ogni parola, ogni simbolo, ogni metafora indica il percorso dell'Autore legato ai ricordi. Ma man mano che la lettura s'intensifica i versi guidano oltre il messaggio linguistico per far riflettere su come la Poesia svela i tanti enigmi di un animo sensibile che non si limita solo a meditare sulle proprie vicende personali, ma su tutto ciò che lo circonda. 
Ed è questa estrinseca peculiarità che consente al lettore di porsi in un atteggiamento esegetico che, partendo dall'universale, raggiunge e penetra l'emozionalità del Nostro. Questo peculiare rapporto consente di dare forma anche a quel ''riflesso'' tenuto in vita dal ricordo: ''Era quello / il tuo riflesso, / riflesso / della tua nima / che a me tornava dopo il turbinio / dei lampi, dopo l'infinito.'' Ma che cos'è per Santo Consoli l'infinito? Di certo non nullità, ma un luogo dove i pensieri ritrovano la loro forma. Infatti la Sua poetica è costitutita da riflessioni e voglia di dire, un carisma importante che non si ferma alla semplice stesura dei versi, ma si tratta di un impegno poetico in continua evoluzione, perché il suo percorso si snoda in una tela sempre più intensa e ricca sia sotto l'aspetto contenutistico che lessicale. Nelle poesie viene sintetizzato un percorso non facile, tant'è che ne ''Il corridoio'' il poeta esplicita la consapevolezza dell'insufficienza della ragione, quindi la poesia guida il pensiero o lo conduce oltre il corridoio che porta dritto al cuore dove regna l'autentico essere. Qui, infatti, si concepisce la memoria come spazio ampio in cui si sono concentrate immagini che derivano dalle sensazioni provate. Nello scorrere delle pagine, nonostante i momenti di abbandono, emerge dal profondo dell'inconscio il desiderio di una nuova giovinezza, intesa non a livello fisico, ma emotivo, che consente di fare un salto di coscienza.
Interessanti sono anche le successioni temporali che scandiscono una narrazione originale e pienamente al contatto con la realtà. Perché Santo Consoli non si ferma all'apparenza delle cose, ma cerca sempre di riconoscere il vero senso dell'esistenza; ecco perché alle tante domende cerca sempre di dare una risposta. Egli, Autore dalle mille risorse, cattura il lettore senza mai stancarlo, ed è ciò che rende il suo impegno poetico interessante, tanto da poter affermare che il suo messaggio ruota attorno ad un nucleo originario dove sono aggrovigliati i filami dell'esistenza, dove è possibile afferrare nell'infinito il pensiero dell'uomo-poeta che cerca il perpetuo divenire. 

Prefazione di Giuseppe Manitta



SOGNI D'AMORE DI VITTORIO VERDUCCI


NOTA CRITICA DI GIOVANNI DI GIROLAMO

Di Vittorio Verducci ci siamo occupati già tante altre volte, sia presentando le sue opere o recensendole, per cui in questa breve nota possiamo correre il rischio anche di ripeterci.

Di una cosa siamo certi e, pur ripetendoci, osiamo riaffermarlo con forza: il Nostro è sicuramente uno degli autori più interessanti dell'attuale panorama poetico italiano. Le sue ''invenzioni'' metriche, la riscoperta di stili e tematiche che (impropriamente) si definoscono passate o desuete, la linearità e la capacità versificatrice, con l'aggiunta di una indubbia profondità d'ispirazione, attestano di un autore originale e di grande spessore letterario. 

SOGNI D'AMORE di Vittorio VerducciIn quest'opera ce ne offre l'ennesima testimonianza. Non entriamo nei singoli argomenti dei poemetti, visto che la bravissima Maria Rizzi - le cui novelle, ribadiamo e confermiamo, Vittorio ha tradotto appunto in poemetti - ha già spiegato la genesi e lo sviluppo del libro, noi ci soffermiamo invece sugli aspetti squisitamente tecnici. Come accennato, sono tre poemetti ricavati da tre novelle della scrittrice Maria Rizzi: Ogni poemetto si sviluppa in tre ''canti'' in terzinea rima incatenata, dette anche ''dantesche'' (schema: ABA-BCB-CDC -... XYX-Y); ciascun canto è formato da cinquantacinque versi endecasillabi, dove l'autore narra la storia; ad ogni canto segue un sonetto classico (schema prevalente ABBA-ABBA-CDC-DCD, ma con qualche eccezione nella struttura delle terzine), dove invece spesso si dà voce alla protagonista per esprimere il proprio dolore o i propri sentimenti, oppure è l'autore stesso che li evoca, con proprie considerazioni etiche, filosofiche e sentimentali. Insomma, un libro che contraddistingue la peculiarità del Vittorio Verducci qual'è oggi e che, come si diceva dianzi, si sta affermando in campo nazionale come autore assolutamente originale, fuori dal coro dei poeti moderni, questi contraddistinti da una ''esistenzialità'' di maniera, sia nello stile che nelle tematiche; per cui riteniamo non sia presuntuoso il nostro giudizio di poeta di indubbio spessore, sia dal lato stilistico che squisitamente letterario. 
Potremmo riferire tanti espisodi di Vittorio verducci, che in qualche modo ci hanno accompagnato in passato e ci accomunano tutt'oggi: e ci riferiamo alla nostra comune frequenza scolastica all'Istituto Magistrale - e rimarchiamo la sua bravura, di gran lunga superiore all'estensore di queste note - quando entrambi ci dilettavamo a scrivere poesie (già componevamo ''sonetti''); al casuale ritrovarci e verificare l'identica visione poetica volta ad un rivisitato e moderno ''classicismo''; alla reciproca volontà di ricercare nuove forme e stili letterari. 
Di certo, tuttavia, è che il Nostro, rispetto ai tanti poeti che popolano i concorsi e le case editrici (e finanche di chi scrive queste note), procede con straordinaria vitalità verso una propria, individuale e originale visione letteraria, con un occhio e l'orecchio tesi alla ''bella'' poesia fatta di ritmo, di musicalità e. soprattutto, di concetti, testimoniata vieppiù - e ciò valga per esempio - dal mirabile poemetto filosofico ''Oltre l'esistere''; dal quale il presente libro ben a ragione potrebbe definirsi una ideale continuazione di quell'esperimento (quantunque noi sappiamo anche che è in preparazione l'effettivo seguito del citato volume e che molto presto sarà dato alle stampe), atteso che lo stile è il medesimo (ovvero sonetti e terzine incatenate), ma anche alcune atmosfere a carattere filosofico: stili metrici e tematiche indubbiamente difficili, ma che al Verducci sono familiari e ne attestato la padronanza e la straordinaria capacità. Un plauso, dunque, al nostro amico, con l'invito a continuare su questo percorso e l'augurio di altre sicure affermazioni. 


OGNI ORA DEL GIORNO, TUTTE LE STAGIONI DEL CUORE... DI BRUNO FIATA


PREFAZIONE DI FRANCESCO PELEGGI

OGNI ORA DEL GIORNO, TUTTE LE STAGIONI DEL CUORE... di Bruno FiataCielo, mare, terra, monti, pianure, colli, fiume, lago. Piccoli animali. Aurore, tramonti, albe, crepuscoli, sole, luna, stelle. Nuvole, sereno, venti, zeffiri, turbini, neve, nebbia. Estate, autunno, inverno, primavera. Alberi, foglie, frutti, méssi, fatica, orgoglio, fede, attesa. Amore, disprezzo, rabbia, compassione, indignazione, pietà. Giustizia... Ogni ora del giorno. Tutte le stagioni del cuore. L'universo intero. E al centro: il Poeta. E al cuore di tutto: l'Uomo. ... Che vede, sente, si commuove, parla ragiona e canta. E innalza la sua polifonia alla Natura Madre, al Creatore e alle creature tutte. Con questa raccolta Bruno Fiata tocca l'apice del suo percorso poetico e la maturità dei suoi mezzi espressivi. Conquista un punto di arrivo, ma anche - a meno che non voglia soffermarsi a guardare dall'alto i risultati raggiunti - l'inizio di un nuovo obbligato itinerario. Strano davvero questo nostro elogiare e nello stesso tempo ammonire. Né il poeta, che conosciamo ed ammiriamo, ci ha mai dato il minimo appiglio che giustifichi questa nostra ansia. Eppure l'istinto a spronare è insopportabilmente forte nel pedagogo incallito: la coazione a ripetersi vale anche per lui, soprattutto per lui. Vogliamo di più, di più del più che già il poeta ci ha offerto. Vogliamo vedere cosa viene appresso, dove può arrivare, dove ci può portare il poeta bruno Fiata. Non abbia fretta - come non ne abbiamo noi - si guardi intorno e miri - poeticamente parlando - ancora più su, ancora più in alto. La sua officina poetica mai è stata così fervida: guardate questi versi, così lavorati, così politi, così trattati al bulino con tenace sete di essenzialità di eleganza... (non si finisce mai, eh caro amico?). Forse Bruno Fiata non ne n'è neppure reso conto, ma c'è un indizio - ad un certo punto - gettato quasi con noncuranza, a spiarci quale possano essere i nuovi alti pascoli del poeta: è in quel sottotitolo alla poesia Monte della fantasia. 
Vides ut alta stet nives candidum
Soracte...
Sono versi del poeta latino Orazio, quello dell'aurea mediocritas, quello dell'exegi monumentum aere perennius, quello del celeberrimo carpe diem. E' forse al modello inarrivabile dell'ode oraziana, nella sua classica levigata incisività, cui il poeta Bruno Fiata, senza averlo carcato o voluto, tende? Poco importa la risposta: prevarichiamo, ed affermiamo decisamente che sì, quello è il monte su cui il poeta si deve inerpicare, quello che con tanta fatica consente di acquisire l'elegante classicità, l'apparentemente semplice nitore delle parole incise nel marmo. Così che l'eidyllion, il quadretto sentimental-agreste, pur senza nulla perdere della sua sincera soggettività, divenga pensiero universalmente valido e condivisibile. Stravagante davvero questa prefazione che parla più del futuro che del presente, più del da-fare che del già-fatto. Ma che volete? Noi le abbiamo lette queste poesie di Bruno Fiata: ci sono piaciute al punto da volerne ancora. Leggetele anche voi: vedrete che pure a voi verrà la stessa curiosa voglia. (Ah, davvero singolare il destino dei poeti, che persino quando piacciono con ci saziano!)

GOCCE DI RUGIADA DI LINDA STAGNI


GOGGE DI RUGIADA DI LINDA STAGNI

GOCCE DI RUGIADA di Linda StagniPrefazione di Fulvia Marconi

Delicati acquerelli di versi dipingono l'intensa emotività di Linda Stagni. ''Gocce di rugiada'' è quella raccolta poetica costituita da un incessante susseguirsi di sensazioni, conflitti interiori e annotazioni di vita vissuta. L'Autrice vede con la mente oltre che con gli occhi, o meglio, rivede le piccole gioie condivise con l'uomo del cuore al quale continua, ancora, a dedicare sospirate e malinconiche carezze di pensieri. Un alone di mistero riveste la personalità artistica della Nostra, dovuto al verseggiare ora tragico, ora elegiaco, sempre nel misurato sfondo di consumati ricordi. Ogni verso partecipa con affanno alla solitudine che avvolge l'immagine della ''Poetessa triste'' e, la Sua vita sembra essere priva della luce di speranza, però la leggiadria del poetare, rende lievi le composizioni, suggerendo, forse, un lieto fine. Poesie consequenziali si dipanano costantemente dall'amore al dolore, dalla nostalgia al ricordo. 
Struggenti parole di una donna innamorata si avvicendano a intuizioni emotive. Una velata amarezza rende particolarmente significativo il Suo evocare. In ''Bolle di sapone'' si lascia percepire la fragilità dell'esistenza umana, dove l'emozione si snoda attraverso esperienze che ancora bruciano la pelle. Nonostante il delinearsi della sofferenza cantata dall'Autrice, il ritmo garbato e gentile si compiace di una spiccata armonia. Tante liriche racchiuse in un unico pensiero d'amore: ''Guardare tra le fessure delle nubi, dove si scorge un po' d'azzurro e cercare il tuo viso''. Brevi e suggestive strofe che lentamente compongono un contesto lirico dettato da un destino ineludibile, dolce e rassegnato, accompagnato da una notevole forza d'animo.''E' come la tranquillità del sole / che bacia la luna, per lasciarle il posto al tramonto''. 
Servirsi della poesia per far trapelare le recondite ansie del proprio sentire e danzare al ritmo della nostalgia quel minuetto senza più tempo. Una storia, una vita, racchiusa nei versi che, magicamente, disegnano un vissuto sicuramente tragico ma ricco di quell'amore eterno che, comunque, non può essere scalfito. Amarezze e incertezze, aggravate dalla consapevolezza dello scorrere inclemente del tempo, costituiscono l'alcova delle Sue paure, sottraendoLe il vigore, ma non certo il coraggio. E' proprio il coraggio il ''cavalier servente'' di Linda Stagni, che prosegue imperterrita per la Sua strada, incoraggiando le persone più deboli e donando a piene mani quell'affetto che si nasconde in una stratta di mano, o in un velato ma sincero sorriso. Donare amore per ricevere amore, è questo che ci comanda la fede e noi, confidiamo che la Poetessa, possa trovare la giusta armonia nel ''Suo'' creato e possa alfine godere della musica più bella, quella del celestiale concerto della vita, dove i colori della natura faranno da cantori e i sorrisi delle persone amiche costituiranno quell'arpeggio di verdi speranze al futuro.

SARDEGNA


SARDEGNA DI STEFANO BALDINU

Dreams Entertainment
SARDEGNACollana
I Nuovi Talenti
(Poesie)

Nato a Bologna il 2/6/1979 e Diplomato in Ragioneria, inizia e scrivere poesie nel 1998.
Partecipa a vari concorsi letterari ottenendo sempre ottimi piazzamenti.
''Sotto un tetto di nuvole / che odorano di Maestrale'' (da ''Il pastore''); poesie, quelle di Stefano Baldinu, che hanno l'odore aspro, violento e dolce della sua terra: la Sardegna, dove i tramonti infuocati concludono, affascinando, le giornate disperse tra l'onda e lo scoglio. 
Liriche descrittive, dove ogni singolo verso traccia la lucida consapevolezza e uno speciale pathos atto a elaborare e
(ri)elaborare, costantemente, la continua ricerca del bello in ogni sua più impercettibile sfumatura.
Composizioni narrative ma con intensi attimi di liricità, che conducono il lettore a fantastici ''viaggi'' emotivi.
Stefano Baldinu... il Poeta dell'immagine.
Fulvia Marconi


COME FOGLIE IN AUTUNNO


COME FOGLIE IN AUTUNNO DI ESTER CECERE

Edizioni Tracce (Pescara)

Dalla prefazione di Ninnj Di Stefano Busà.


COME FOGLIE IN AUTUNNOIn questa sua seconda raccolta poetica, che porta il titolo emblematico ''Come foglie in autunno'', Ester Cecere appare più incisiva e coesa. L'esigenza di controllo sulla parola si fa più avvertita ed emozionata, pure se appartenente ad una scrittura che palesa fortemente il bisogno in sé di dialogare, di esternare il disagio accompagnando la scrittura con accenti suggestivi......... 

Sullo sfondo di un panorama denso di immagini e vivido per una coscienza lirica che lo simboleggia e lo coglie, vi è sempre trascritto a lettere cubitali un dolore, sordo, acuto, trattasi del dolore universale, trattasi della parabola più sofferta dell'intero pianeta. Non vi è gioia senza lacrime sembra tradurre la poetica di ester Cecere, non vi sono sogni senza la sofferenza del risveglio.

.........Questa poetica ha punte di pessimismo, ma non è mai oggetto di dolore dilacerante, non si consegna al disagio, al male ineludibili; non si lascia sopraffare dal contingente; lotta, fa sue le regole del gioco secondo le quali la vita va vissuta in funzione della conquista, per la sopravvivenza, nella finalità di un aldilà di Luce che brilli allo stupore del primo mattino, con la consapevolezza di esser(ci) proteggendo i nostri intimi pensieri dall'autocommiserazione, dall'autodistruzione e dalla compassione, deducibili da questi versi ''Mi riempio / dello stupore dell'alba / che di rosa tinge / della notte le ombre, / dell'eterno sciabordio del mare / sommessa preghiera di ogni vivente......''

......E ci pare una dichiarazione di Fede, di abbandono innocente e incantato, quasi un inno alla vita, perché ne esprima tutta la gratitudine, con lo sguardo rivolto al Trascendente che in quest'autrice si avverte sommesso, riservato, ma vivo. Un anelito verso l'Alto, un panismo fatto di religiosità e pudore, di candore e abbandono al Mistero. 


LA CASA DAL TETTO BIANCO


LA CASA DAL TETTO BIANCO DI RINA BONTEMPI

Edizioni peQuod



LA CASA DAL TETTO BIANCO''La casa dal tetto bianco'', romanzo d'esordio di Rina Bontempi, è un invito a fermarsi e, sognando a occhi aperti come si fa da bambini, riscoprire quell'atteggiamento positivo e ottimista nel confronti della vita troppo spesso relegato in un angolo della menteun po' fuori mano, quando non addirittura precluso. Ce lo insegna la storia di Viola, bella e piena di voglia di vivere, a cui però il destino sembra voler riservare un'esistenza tristemente e precocemente segnata da un orribile evento, la violenza sessuale subita a diciotto anni. Non sarà sufficiente, per Viola, rifugiarsi nella pur incantevole casa della nonna, il cui tetto bianco risalta, come un'oasi di purezza, nella dolce campagna marchigiana; la sua redenzione dall'incubo arriverà dopo lunghi anni di ovattato isolamento e avrà il volto di Antonio, l'uomo che la riporterà alla vita con la forza di un amore totale, a livello sia erotico che sentimentale. Le difficoltà poi, in altri modi, si ripresenteranno, ma gli occhi di chi le osserva non sono più gli stessi di una volta, perché hanno avuto un magico incanto che fa ormai vedere tutto sotto un'altra luce. 



PENSIERI IN LIBERTA'


PENSIERI IN LIBERTA' DI LINO D'AMICO

Edizione fuori commercio
Tipografia Destefanis M.T. - Beinasco
Prefazione di
DONATELLA TAVERNA
PENSIERI IN LIBERTA'
Montale definisce la poesia la ''troppo muta'' ed ha ritenuto sempre questa definizione una delle più soddisfacenti mai enunciate.
Nel suo dovere di sintesi il poeta trasmette spunti, occasioni, folgorazioni ed ogni lettore conduce la propria lettura privata su quei suggerimenti e diviene, come dicono Eco e tanti altri, una sorta di coautore. 
Lino D'Amico si è avviato tardi sul cammino dello scrivere e del poetare e si è reso conto di questo elemento, forse anche senza la malizia del letterato sperimentale.
Così le prime liriche di questa raccolta appaiono più discorsive, mentre in progresso, la parola si concentra sempre più e diventa pregnante e allusiva.
A volte si può osservare una serie di variazioni sulla stessa parola, come se l'autore ne volesse cogliere il maggior numero possibile di contenuti e valori.
In generale anche le più aperte confessioni dei primi versi si compendiano in sentimenti più trattenuti e in apparenza più intensi nelle poesie più recenti.
I temi fondamentali sono certamente destinati a coinvolgere il lettore in una visione del mondo, che forse potrebbe definire consacrato sotto certi profili alla sacralità degli affetti, del vincolo famigliare, dell'amicizia.
Si coglie una giovanile volontà di cambiare il mondo, un sogno di bene costruito sulla moralità dei rapporti, sulla solidarietà, sulla capacità di cogliere e ascoltare un altro fratello: dunque un rifiuto del conflitto e delle sperequazioni di ogni tipo che la nostra società comporta, ma anche la rinnovata fiducia nel valore profondo dell'uomo.
Anche per Lino D'Amico quel tenue bagliore non è solo un fiammifero, ma la dignità di affermare, anche controcorrente e apparentemente in percorso inverso rispetto alla storia, la visione umanistica del Creato.
In questo senso il suo paesaggio è di una coscienza nonostante tutto positiva del mondo, è consapevolezza di un'opera creatrice armonica, in cui tutto risponde a tutto e dunque in cui un'equilibrata e serena armonia regna, malgrado i disordini effimeri che crediamo talora di cogliere. 
L'eroe di Lino D'Amico non è dunque un'eccezionale figura protagonista, ma è chi ascolta, nell'umiltà del proprio quotidiano, la voce di questa armonia.
Funzione della poesia è poi svelarla e trasmetterla.
Della poesia e non della prosa, proprio perché la poesia è la ''troppo muta'': grazie all'aria indistinta su cui ogni lettore lavora per completarne pregnanze e silenzi, la poesia diviene, paradossalmente, più intensamente comunicativa, più ''fraterna''.
Se poi in questo desiderio resta nei versi di Lino D'Amico qualche traccia di candore letterario, ciò può essere ampiamente perdonato e forse considerato anche pregio.

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